Dublino secondo .. ALESSIO

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Oggi vi raccontiamo l’esperienza irlandese di Alessio, un ragazzo sardo che all’età di 29 anni ha deciso di trasferirsi a Dublino in cerca di fortuna, partendo con l’idea di fare una breve esperienza all’estero, principalmente per imparare la lingua e avere così più possibilità lavorative, per ampliare il prospetto delle sue scelte.

La partenza:

Flying

Alessio viene da Romana, un piccolo paesino della Sardegna, ha la qualifica da elettricista, ma ha esperienza anche come muratore, autista di mezzi pesanti e per qualche anno ha lavorato in un’agenzia di scommesse. Gli piace guidare e vorrebbe utilizzare le svariate patenti che ha per trovare un lavoro che lo soddisfi, oppure continuare la sua carriera da elettricista.

Quello che, però, più di tutto vogliamo sottolineare della vita di Alessio è che non ha mai seguito corsi di inglese a esclusione di quelli inerenti le scuole medie, per il resto la sua conoscenza della lingua era pari a zero.

All’età di 29 anni decide che l’Italia non è più il posto per lui non avendo ottenuto neanche la metà di ciò che cercava nonostante l’impegno e la fatica. D’altra parte, un piccolo bilancio della sua vita fa emergere la voglia di vedere cosa ci sia fuori dal suo paese, di toccarlo personalmente con mano e così fa le valigie e parte.

Trovare casa:

Finding home abroad

Si trasferisce a Dublino con la sua compagna servendosi per il primo periodo di un’agenzia che si occupa di trovarti una sistemazione appena atterrato sul suolo irlandese: un po’ costosa, ma indispensabile per il periodo di adattamento che lo aspettava.

È riuscito a trovare casa in tre settimane, questo lo definisce uno degli aspetti più difficili che ha dovuto affrontare: le stanze sono molte piccole, molto costose, spesso il rapporto qualità-prezzo è imbarazzante e talvolta la modalità di affitto è quantomeno bizzarra, gli è capitato, infatti, ti trovarsi a visionare monolocali o stanze con un’altra decina di persone e spesso si aggiudicava la casa chi per primo si dimostrava pronto ad affittarla, come a un’asta.

Insomma, “un vero e proprio gioco al massacro” lo definisce. Ciò che mancava era il tempo materiale perfino per vedere la casa nel dettaglio o riflettere su prezzo e posizione, aspetti non ovvi se la città ti è del tutto nuova.

La lingua:

language barrier

Risolto il primo problema della casa si è presentata un’altra difficoltà: la lingua. Lui stesso ammette di essere partito con una visione delle cose più dolce di ciò che è realmente, di aver sottovalutato per certi aspetti l’esperienza che stava per affrontare.

Prima dell’Irlanda non aveva mai pensato che essere capiti è, generalmente, qualcosa di veramente sottovalutato. La lingua è stato lo scoglio insormontabile che si è trovato davanti, dice di ricordarsi di quel periodo come uno dei più bui della sua vita, soprattutto per una persona socievole e loquace come lui.

Di tornare in Italia non se ne parlava per diverse ragioni, sia perché ciò che aveva lasciato lo conosceva bene e non gli piaceva affatto, sia perché si definisce una persona molto determinata e non sarebbe mai tornato sui suoi passi senza aver fatto quantomeno il possibile.

Allora, all’età di quasi trent’anni decide di tornare sui banchi di scuola, frequenta un corso per qualche mese, studia a casa cercando di ottenere almeno il tanto che gli basta per avere una parvenza di proprietà linguistica che gli consenta di trovare un lavoro: “spesso ciò che dici e soprattutto come ti esprimi è il tuo biglietto da visita e in quel periodo il mio non era proprio un granché” ci racconta.

Nel frattempo, essendo un volontario, ha lavorato per Oxfam, un’associazione no-profit per cui ha prestato servizio gratuito. Definisce questa esperienza come un momento di svolta della sua avventura irlandese, un momento in cui è entrato in contatto con tante bellissime persone e che l’ha aiutato molto anche per la pratica della lingua.

Il lavoro:

job abroad

Da quel momento, parte la ricerca del lavoro e da qui in poi la storia di Alessio si fa un po’ più fortunata: inizia la sua ricerca per una posizione da lavapiatti, nessuna pretesa, solo l’esigenza di guadagnare per poter continuare a pagarsi gli studi per potenziare il suo inglese, e dopo qualche rifiuto, brutto incontro e situazione imbarazzante (“si ragazzi, le brutte figure e talvolta le umiliazioni del primo periodo non se le scampa nessuno, ma alla fine vi renderete conto che serviranno anche quelle”), un giorno porta il suo curriculum in un ristorante molto vicino casa sua.

Nessuna aspettativa, solo l’ennesimo ristorante in cui entrare e lasciare il curriculum con la speranza che almeno uno di quelli richiami (“meglio ancora che mandi un messaggio o una mail perché al telefono non capivo assolutamente una parola”); così entra, dice quelle due frasi imparate a memoria giusto per dare l’impressione che, almeno, l’impegno e la voglia di fare non mancavano e non ha nemmeno il tempo di consegnare il suo cv che il proprietario del ristorante gli chiede di fare immediatamente una prova, non in cucina ma in sala!

Alessio ci racconta che quel tipo di lavoro l’aveva fatto per pochi mesi, ma solo come runner, per il resto non sapeva assolutamente nulla della ristorazione o delle regole di sala.

“Non so dire se colui che è stato il mio capo per quasi due anni abbia visto in me qualcosa di buono o se abbia solo voluto darmi una chance per bontà sua, se quello sia stato solo un gran colpo di fortuna oppure il risultato di mesi di impegno personale, emotivo ed economico” ci dice; ma questo probabilmente non lo sapremo mai, nessuno lo sa, quello che sappiamo è che Alessio ha trovato il suo lavoro come cameriere, ha così imparato un nuovo mestiere e ha avuto l’opportunità di imparare una lingua.

Il suo obiettivo l’ha sicuramente raggiunto: ampliare il prospetto delle sue possibilità e scelte del futuro.

Un pensiero per chi vuole partire:

travel

È partito con l’idea di fare un’esperienza in Irlanda, non si era fatto troppe domande, la durata della permanenza, quale sarebbe stato il passo successivo.

Ci spiega, però, che “visitare l’Irlanda, vivere a Dublino, conoscere così tante nuove persone ha fatto crescere in me la curiosità nei confronti di questo mondo, la voglia di visitare, aprirmi a nuove culture, nuove abitudini e allora ho deciso che non era più il caso di perdere tempo, in fondo la vita è così breve. Ho rifatto le valigie e ho proseguito le mie avventure in Asia e poi in Australia.

Se tornerei in Irlanda? Me lo chiedo spesso, e la risposta è assolutamente si! È stata dura, i primi tempi sono duri e non consiglierei a nessuno nella mia stessa situazione di partire senza una base di inglese, con una conoscenza della lingua che è proprio pari a zero.

Consiglierei di organizzarsi meglio di come ho fatto io da quel punto di vista, perché così sarà tutto più semplice e veloce. Per il resto, ho amato questa terra, ho amato gli irlandesi e tutto ciò che riguarda la loro cultura; i discorsi generalizzanti non si possono mai fare, ma per la mia personale esperienza ho incontrato quasi sempre persone dal cuore grande, con tanta voglia di aiutare e, soprattutto, ho finalmente fatto parte di un sistema meritocratico.

Quello che mi è sempre mancato in Italia era proprio questo, sono una persona abituata a dare il massimo e per la prima volta ho visto riconosciute le mie qualità in un paese e con delle persone che di me sapevano poco e nulla. Mi hanno dato una chance, l’ho colta e alla fine ci abbiamo guadagnato entrambi; perché è proprio così, l’Irlanda mi ha insegnato che se vuoi puoi, che pazienza e forza di volontà sono gli ingrediente segreti, che quello che vuoi te lo devi sudare parecchio, anche le cose più ovvie, ma alla fine sarai ripagato di tutti i sacrifici fatti”.

Eleonora Pischedda

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