Lettera a un neo-viaggiatore triste

sad traveller

A te,

giovane o vecchio, povero o ricco, a te che parti per gioco o per riscatto sono dedicate queste righe.

Forse avevi sottovalutato il dolore che il distacco avrebbe provocato. Concentrato sugli aspetti pratici del trasferimento, preoccupato ed eccitato per la nuova avventura avevi trascurato quanto sarebbe stato difficile. Salutare le persone che ami, dire loro un addio che non sai per quanto durerà e vedere per l’ultima volta la tua terra nel viaggio per l’aeroporto.

No, non pensavi sarebbe stata così dura. Tutti inutili i tentativi di convincere te e gli altri che la tecnologia accorcerà le distanze. Nulla può sostituire lo sguardo di una madre, l’abbraccio di una sorella, il sorriso di un’amica o i baci del tuo cane.

E mentre chiudi le valigie sai che tutto della tua casa, della tua terra, dei tuoi affetti ti mancherà. Tutto ciò che fino a quel momento avevi dato per scontato assume un sapore nuovo, più malinconico ma più intenso.

Per un attimo, forse, penserai anche che dopo tutto non ne vale tanto la pena, che magari non hai fatto la scelta giusta, che forse non ce la farai. Il dolore ti sembrerà insopportabile e maledirai quel Paese che ti ha costretto a partire per esigenza e non solo per curiosità privandoti così delle tue indispensabili fondamenta.

E pensare che nei racconti degli amici o nelle ricerche online nessuno menziona mai questa parte del viaggio. Questa, però, è la natura umana: nascondere il dolore, mascherarlo attraverso la valorizzazione degli aspetti positivi.

Quindi non spaventarti quando questo momento arriverà, il dolore del distacco nasce solo dall’immensa fortuna di essere amati e l’amore è il dono più grande che abbiamo, un dono che nessuna distanza può cancellare o portarti via.

Ci sono tappe indispensabili nella vita, dolori indispensabili. Proprio come quando sradichi una pianta spostandola in un vaso più grande per favorirne la crescita e renderla più rigogliosa, così è la nostra vita. Ciò che apparentemente può sembrare una dolora violenza, altro non è che una condizione necessaria per crescere o migliorare la nostra vita.

A te, che sali sull’aereo con il magone e le lacrime che sgorgano dal tuo volto, voglio dire di trovare il coraggio per continuare a scoprire il mondo cercando di trasformare quella che è un’esigenza in una voglia di conoscere e scoprire il mondo pezzo dopo pezzo. Quando imparerai a fare di quel dolore una forza propulsiva, allora vivrai la tua vita nella sua vera essenza, con la consapevolezza che ci sarà sempre e solo un posto che chiamerai casa, sempre e solo una DOMO MEA.

Lettera a un neo-viaggiatore triste

scritta dal gate di un aeroporto.

Eleonora Pischedda

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